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A ventiquattr’ore dall’anniversario della donazione di Anna M. Luisa de’ Medici, che legò a Firenze l’immenso tesoro artistico della Casa Medici, l’orafo Riccardo Penco ha esposto la lunga ricerca condotta nella bottega familiare condotta dal padre Paolo, questa sera influenzato, per ricostruire il Diamante Fiorentino, iniziata diversi anni fa nell’ambito delle attività volte a riportare alla luce gioielli della casa medicea, fondamentali per la storia dell’arte e della città. Sorpresa, però stavolta, dalla apparizione, lo scorso ottobre, dell’originale, fino ad allora considerato perduto, del diamante proprio mentre i Penco ne completavano la ricostruzione. Eccezionale la somiglianza con l’originale mostrato dagli eredi Asburgo in Canada dove era rimasto in una cassetta di sicurezza per oltre cento anni.
Era stata la ultima imperatrice d’Austria, Zita, a chiuderlo nel caveau di una banca canadese senza peraltro dire esattamente con quali gioielli. Da qui la eccezionale scoperta. Come ha confermato il presidente avv. Cortigiani, che ha seguito la vicenda da un punto di vista giuridico, la proprietà del gioiello, che si vorrebbe legato a Firenze dall’ultima Medici, resta nell’incertezza e ancor più incerta la possibilità che un gioiello che potrebbe valere qualche decina di milioni di euro, possa traversare l’Atlantico anche solo per una mostra.
Ciò rafforza ancor di più il lavoro della famiglia Penco. Oggi infatti il gioiello sta in una spilla ottocentesca forse più convenzionale. Insieme con il gioiello ricostruito, le fasi della lavorazione, dalle impronte della montatura alle sue ricostruzioni. Molte le domande e le curiosità alle quali il relatore ha dato volentieri risposta.
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Il fermodellismo, una passione di grandi e piccoli che ha condotto alla creazione del Museo HZero, è legato alla storia del nostro Club. Il fondatore, l’avv. Lamberto Ariani (1920-1999) ne era un esperto tanto da segnalarlo anche nelle pubblicazioni rotariane.
La delegazione del Firenze Est oggi in visita al Museo (Antich - Chiappini - Cortigiani e famiglia - D'Antona - Ermini) ha potuto immergersi nell’accuratezza dell’enorme plastico che, visto dall’alto su un’area di 280 mq. è nato grazie all’energia creativa di Giuseppe Paternò Castello di San Giuliano, che vi si è dedicato con passione e dedizione a partire dagli anni Settanta. Vi si muovono oltre 70 treni, immersi in scenari ricostruiti alla perfezione che rimandano alle architetture di Berlino, ai paesaggi montani delle Dolomiti, alle coste dell’Isola d’Elba fino a una grande stazione che sembra proprio quella di Milano in scala 1:87. Con 121 semafori, 1000 lampioni, 147 scambi, 359 tratte e quasi 1 chilometro di binari, HZero è il plastico ferroviario più grande d’Italia.
Lucia, la simpatica guida, ha indicato alcune chicche, come la corsa ciclistica che affronta una salita con il seguito di moto dei telecronisti e sotto la vigilanza di tre carabinieri, l'incendio di un edificio isolato con l'intervento dei pompieri, e, emozione finale, la bandiera della Fiorentina che sventola alla finestra di un edificio della via con le caratteristiche di una cittadina tedesca.
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Prosegue la stagione invernale 2026. Sul palco il 16 febbraio la compagnia L’Incubatrice con SPIRITO ALLEGRO di Noel Coward.
Ci siamo allontanati da Firenze, stavolta con fantasmi, equivoci e una governante sorprendente che si intrecciano tra le stanze di una casa della media borghesia inglese dei primi decenni del Novecento, l’età d’oro del teatro vivace di Coward e anche in questo caso la serata ha funzionato.
La raccolta per il programma End Polio Now della Rotary Foundation, che da oltre trent’anni si occupa di vaccinare i bambini di tutto il mondo e ha prodotto oltre 50.000 euro nel corso della serie di Teatrotary. Anche quest’anno tre compagnie amatoriali, in concorso tra loro, si contendono i voti del pubblico per aggiudicarsi l’ambitissimo trofeo. La vincitrice dello scorso anno nella serata finale con una nuova esilarante commedia in attesa della proclamazione dei vincitori.
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Tutti abbiamo in mente gli affreschi pompeiani che illustrano le pratiche e i sogni erotici degli antichi, meno ci accorgiamo della presenza in alcune raffigurazioni di barbabietole che si pensava favorissero sentimenti amorosi.
Si sa poi che asparagi, rucola insieme con aglio, cipolle, sedano e i lampascioni, tuberi di cui oggi si trova traccia nella cucina pugliese, facevamo figura di stimolanti. Nell’età classica era dunque l’alimentazione a svolgere funzioni che oggi sono affidate alle pillole blu. E d’altra parte le conviviali romane davano spazio anche alle gioie amorose. Il banchetto era dunque una esperienza che coinvolgeva tutti i sensi.
La prof.ssa Strangi ne ha raccontato con delicatezza mostrando i vari rimedi come la notissima mandragora. Alla divertente serata hanno partecipato anche gli amici del RC Firenze Certosa e le amiche degli Inner Wheel club di Firenze, Firenze Iris e Firenze Medicea, in una localizzazione apprezzata da tutti.
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Inizio promettente per l’edizione invernale 2026. Sul palco il 9 febbraio I Sonnacchioni con Abbasso i mariti di Tito Zenni. Il tema è eterno: Pergentino e Sofia, tranquilla coppia di anziani, si vedono immersi nel litigio tra la loro figlia ed il genero che minacciano di separarsi.
L’impegno per salvare il matrimonio li porta ad una lotta esemplare che farà capire l’errore che stanno per commettere.
Ripartita così la raccolta per il programma End Polio Now della Rotary Foundation, che da oltre trent’anni si occupa di vaccinare i bambini di tutto il mondo e ha prodotto oltre 50.000 euro nel corso della serie dei programmi. Nella foto gli amici Tulini, Donvito e D’Antona ringraziano a nome di tutti la compagnia i Sonnacchioni.
Come sempre, infatti, tre compagnie, rigorosamente amatoriali, in concorso tra loro a contendersi i voti del pubblico a suon di risate per aggiudicarsi l’ambitissimo trofeo. La vincitrice dello scorso anno nella serata finale con una nuova esilarante commedia in attesa della proclamazione dei vincitori.
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La riunione si è aperta con il conferimento del PHF alla nostra Cristina Acidini. La consegna è stata effettuata dal past-president Luigi Cobisi che lo ha trasferito a Cristina in segno di ringraziamento per le splendide visite alla mostra del Beato Angelico. La serata era particolarmente adatta, non solo per l’argomento trattato. Il prof. Casini ha infatti rivelato di avere studiato su un importante testo della dott.ssa Acidini.

La conferenza ha colto alcuni aspetti dell’evoluzione del concetto stesso di bene culturale, oggi esteso dagli oggetti, in primo luogo le opere d’arte, ai cd. beni immateriali, tra i quali si annoverano anche elementi della vita quotidiana come la cucina. Alla normativa nazionale si somma quella UNESCO, così importante (e anche così maltrattata, ndr) anche per la nostra città e per l’Italia tutta, che possiede il più gran numero (61) di indicazioni Patrimonio dell’Umanità distinte tra Patrimonio Culturale (monumenti, città, paesaggi creati dall'uomo), Patrimonio Naturale (aree di eccezionale bellezza o importanza ecologica) e Patrimonio Immateriale (tradizioni, arti dello spettacolo, conoscenze, artigianato).
Di questi, 6 sono siti naturali (Isole Eolie, Monte San Giorgio, Dolomiti, Monte Etna, Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, Carsismo nelle evaporiti e grotte dell’Appennino Settentrionale) e, nell’ambito dei rimanenti 53 siti del Patrimonio Mondiale, 8 sono paesaggi culturali: Costiera Amalfitana, Portovenere, Cinque Terre e Isole (Palmaria, Tino e Tinetto), Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, con i siti archeologici di Paestum, Velia e la Certosa di Padula, Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, Val d’Orcia, Ville e giardini medicei in Toscana, Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato, Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.
Tra le città in Toscana si distinguono Firenze e Siena, la piazza dei Miracoli a Pisa, la Val d’Orcia, le Terme di Montecatini. Vicino a noi sono Patrimonio dell’umanità dal 2021 anche i suggestivi 62 km di portici di Bologna.
Una ampia parte della conversazione è stata dedicata alla complessa questione della protezione delle opere d’arte, specialmente da trafugamenti o vendite illegali. In Italia la disciplina è strettissima circa l’esportazione e molto concentrata sul recupero di beni sottratti al nostro Paese in varie epoche. Non mancano però anche casi contrari, di beni rivendicati da terzi all’Italia.



