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Letto così sembra che nel mondo ci sia una grande abbondanza di vaccini ma basta guardare alla nostra regione, dove ieri sono iniziate le vaccinazioni degli ultraottantenni con solo 10 medici impegnati, uno per provincia oppure alla esclusione di migliaia di insegnanti e membri delle forze dell’ordine per aver superato l’età limite di 55 anni prevista per uno dei vaccini, per capire che prima della scelta se vaccinarsi o meno, c’è la necessità di disporre di vaccini in abbondanza.

Fino a quel punto anche l’informazione non sarà facile. E l’Italia, con oltre tre milioni di dosi già iniettate, è uno dei paesi più avanti avendo raggiunto con la prima iniezione il 5% della popolazione e immunizzato con la seconda un buon 3%. I ritardi sui vaccini, lamentati nel nostro Paese, affliggono anche gli altri Stati, vicini e lontani con polemiche in tutto simili e una crescente insofferenza delle popolazioni. La realtà è che la produzione e distribuzione di vaccini di nuovissima concezione non può avvenire istantaneamente.

In tutto questo le inefficienze dei governi e le penose liti tra i cosiddetti esperti non aiutano. Viviamo allora di speranza e questa sera ne è stata distribuita a piene mani per guardare avanti e porci tutti al momento in cui ci chiameranno e dovremo decidere se vaccinarsi o meno. Da qui il dibattito sul dove, quando, come.

La assessore del Comune di Firenze Sara Funaro ha ricordato la “risposta immediata di organizzazione, informazione e sensibilizzazione” in attesa di maggiori dosi di vaccino che – come ha detto il dott. Renzo Berti della ASL Toscana Centro – per ora è andato ai sanitari e ospiti e operatori delle RSA che conluderanno la campagna verso metà marzo. Gli altri gruppi obiettivo, persone di età inferiore a 55 (ma non è da escludere che seguendo la OMS siano innalzati a 65) sono il personale delle scuole e delle forze dell’ordine che potranno nei prossimi giorni registrarsi. Infine gli anziani oltre 80 anni di età saranno raggiunti dai medici di famiglia.

Il dott. Berti ha ricordato che la seconda dose Astra Zeneca deve arrivare a dodici settimane dalla prima mentre gli altri due la richiedono a 3-4 settimane. La sfida quindi è logistica prima ancora che medica, in questo momento. Sono stati forniti alcuni dati: 178 milioni di dosi nel mondo iniettate hanno raggiunto l’1.17% della popolazione con vaccini sviluppati in sei-sette mesi – mai accaduto prima – con una produzione industriale non facile.

In Toscana siamo al 5% di popolazione raggiunta tra gli oltre tre milioni di italiani raggiunti. La domanda di Gabriele Cané sul futuro vaccino per la fascia di età di 55-80 anni è rimasta purtroppo inevasa.Più ampia l’attenzione (dott. Macchia) su dubbi, allergie, varianti e (dott. Trotta) sui farmaci, in particolare gli anticorpi monoclonali, cura molto efficace se molto precoce.

Sulle cure a casa il dott. Cricellli ha esposto il protocollo in fase di definizione. Il dott. Landini ha ripreso il tema dell’organizzazione ospedaliere che oggi consente al sistema di reggere.

Verso le 23 è intervenuto il presidente della Giunta regionale E. Giani. Ringraziati i medici di base che da lunedì promette si muoveranno per vaccinare gli ultraottantenni, ha segnalato gli 8300 vaccini fatti lunedì e l’indicazione di farli tutti, tutti quelli disponibili anche senza riserve per le seconde iniezioni. Volontarista come sempre Giani conta in consegne nuove e punta all’immunità di gregge dei 3729000 toscani a settembre con almeno 2400000 abitanti vaccinati.

Per ora, però, sono solo 200.000 i toscani che hanno ricevuto la prima dose e di questi 72.000 anche la seconda. Nel pomeriggio Giani aveva accennato ai media di non scartare l’ipotesi di un acquisto diretto di vaccini da parte della Regione ma è pessimista sull’effettiva possibilità nella fase attuale: “quando avremo più case produttrici potremo profittare della concorrenza e essere autorizzati dal governo ad acquistare”.

Giani ha concluso che “fra due mesi e mezzo, con la bella stagione, il Covid sarà indebolito come lo scorso anno ma a differenza del 2020 dovremo usare i mesi caldi per fare più vaccini” ma nulla è certo: “giorno giorno lavoriamo”.

All’incontro hanno partecipato oltre 200 rotariani ed ospiti. Hanno guidato il dibattito facendosi latori delle domande dei presenti il presidente del RC Firenze Sud Del Prete, Sandro Addario (RC Firenze Nord) e Gabriele Cané (RC Firenze).

Non solo l’argomento e i relatori hanno determinato il successo della serata ma soprattutto la voglia dei rotariani di capire che davvero è tanta.