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Mentre il nostro relatore parlava, il maggior quotidiano economico nazionale titolava nel suo sito “La Bce non delude: potenzia il Qe pandemico con altri 600 miliardi e lo proroga di almeno 6 mesi - Mes, prestito a costo “negativo” per il contribuente - Comprati 37,36 miliardi di BTp in due mesi‘‘. Un segno evidente dell’attualità ma anche della necessità di questa riunione, per orientarsi nelle vicende finanziarie, tutte intorno al ruolo dell’Europa e delle sue istituzioni, della fase di ripartenza dopo la più dura stagione della pandemia.

Con la sua esperienza e la pacatezza che lo contraddistingue Divo Gronchi si è districato tra azioni della BCE e dell’Unione Europea, con le controverse misure SURE e il MES fino alle ultime proposte di Next Generation. Gronchi è favorevole al MES, sia per la destinazione che per le opportunità, riassunte in interessi negativi e anticipazione delle future misure ancora oggetto di avvio di trattative. E qui sta il punto: come tratterà l’Italia in Europa? Ce la farà, perché, tra l’altro, l’Italia serve agli altri Paesi, come manifattura e come mercato.

Prima del dibattito, protrattosi ben oltre la mezz’ora, Gronchi ha svolto una importante considerazione sulla necessità di interventi sulle infrastrutture, dalle ferrovie alle reti informatiche. E‘ qui che si gioca il futuro del Paese insieme con le semplificazioni, di cui tuttavia non ha nascosto la difficoltà di attuazione con una catena di responsabilità che, anche nel mondo bancario, inquietano chiunque, anche chi cerca solo di applicare le norme con senso del dovere.