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Gianni Cortigiani ha affrontato la compatibilità dei vari decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Presidenti delle Regioni con la nostra Costituzione e le libertà, i diritti che garantisce.
Premettiamo che – dopo la dichiarazione di stato d’emergenza sanitario del 31 gennaio scorso come intervento di protezione civile della durata di sei mesi - il Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020 ha inaugurato una serie di analoghi provvedimenti, i successivi tutti ben limitati nel tempo e nelle prescrizioni, dedicati alle misure di contenimento del virus, con i conseguenti blocchi agli spostamenti e alle libertà economiche.

Demandata al presidente del Consiglio dei ministri l’applicazione delle norme, ecco apparire gli ormai famosi DPCM (decreti del presidente del Consiglio dei ministri) adottati su proposta del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell'interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell'economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia, nonché i presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, ovvero il Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, nel caso in cui riguardino l'intero territorio nazionale. In tale quadro le possibilità di conflitto con la Costituzione non mancano.

L’art. 16, ad esempio, dice chiaramente che ‘Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche’ ma ammette appunto limitazioni dettate dalla legge per motivi di sanità. I decreti del presidente del Consiglio non sono leggi e i decreti legge originari, per quanto precisi, non hanno affrontato tutti gli elementi. Lo stesso presidente del Consiglio ha detto in conferenza stampa il 13 maggio che non ci saranno più DPCM ma il provvedimento atteso per la nuova fase dal 18 maggio sarà un decreto legge, che avrà quindi la possibilità di essere modificato in Parlamento.

I DPCM costituiscono così un corpo normativo che rappresenta una delle caratteristiche della fase più dura dell’epidemia e divengono da ora in avanti una interessante area di studio mentre ai cittadini è rimasto un certo amaro in bocca – bene emerso anche nel nostro dibattito - pur comprendendo che la gravità della situazione era tale da richiedere provvedimenti davvero eccezionali sebbene mai visti in tale estensione in democrazia. Gianni Cortigiani ha riconosciuto i difficilissimi problemi da risolvere e invitato a non ‘’gettare la croce addosso al presidente del Consiglio’’.

Ha però evidenziato le numerose sovrapposizioni, lacune e pericoli insiti in una formazione d’emergenza di cui è difficile prevedere l’evoluzione dopo il periodo attuale che per la delibera iniziale del 31 gennaio scadrà il 31 luglio. Il ‘’dopo’’ si carica di questioni che toccano altre norme, a cominciare dalle responsabilità di datori di lavoro, organizzatori di manifestazioni eccetera.

Interventi di Martini, Spagli, Marchettoni,Ermini, Cobisi, Bertini, Cardinale, Taddei, Giuliattini, Cigliana, che ha ripreso il tema delle responsabilità e delle problematiche nella gestione delle scuole, argomento che idealmente si lega al suo intervento della prossima settimana