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Di ritorno da poche ore dallo US Open, dove il tennis italiano ha scritto una nuova pagina della sua rigogliosa storia, Ubaldo Scanagatta ha ricordato la sua passione per il tennis che lo ha portato a seguire ad inviato centinaia di tornei. Tutto cominciò a Wimbledon – che ha seguito per 46 volte – nell’ormai 1974. Averlo saputo ci saremmo incontrati ma a quell’epoca chi scrive poté solo immaginare l’importanza del torneo vinto, per la cronaca, da Jimmy Connors dalla lettura dei giornali inglesi nei quali mi tuffai in quel mese tra giugno e luglio con la foga del neofita.

Esaurite le considerazioni personali è soprattutto l’incontro con i grandi campioni che fa la differenza nel racconto del tennis fatto da Scanagatta, sollecitato da numerosi interventi. E per ciascuno un preciso ritratto con la consapevolezza di quanto lo sport della racchetta sia cambiato per strumenti e velocità di esecuzione in questi anni. Sembrano campioni più fisici, quelli di oggi, a fronte degli estrosi giocatori del passato ma sempre umani e sensibili tanto da impegnarsi a favore di molte iniziative umanitarie e sociali, spesso in silenzio.

Anche il circolo fiorentino, della cui storia ha detto il nostro Giancarlo Taddei Elmi ha dato il suo contributo alle conoscenze di Ubaldo. Intanto perché si è formato qui, tennista, organizzatore, arbitro ma anche per aver avuto la fortuna di incontrare i campioni di oggi da ragazzi nel Torneo giovanile di Pasqua che tanto a dato al tennis moderno. Un esempio per tutti il Federer diciassettenne del 1998. E mentre l’opera di Ubaldo Scanagatta prosegue sul sito ubitennis.com da stasera siamo certi che a fianco ai risultati sportivi tutti ricorderanno anche il record umani dei campioni, persone, ha concluso il relatore, in cui è facile riconoscersi al di là delle nazionalità e delle rivalità.