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Basandosi sulla propria esperienza professionale e con le caratteristiche doti dell’insegnante, tra le quali la sintesi (a scuola come nel Rotary, andrebbe ricordato sempre, la campana detta i tempi!) la nostra Sara Ermini ha messo in luce – insieme con i rischi professionali di quanti si occupano di procedure concorsuali – il necessario apporto di umanità ed equilibrio che il curatore del fallimento deve possedere. D’altra parte la materia continua a essere guidata da un Regio decreto del 1942 via via emendato e che attende una definitiva riforma, proprio sulla base delle esperienze di oltre 70 anni.

Sara Ermini ha sottolineato come da un regime di punizioni (quali il divieto di ricevere posta e di voto) imposte al fallito, le modifiche legislative si sono ormai orientate alla soluzione delle crisi di impresa e della possibilità che essa sopravviva anche con qualche rinuncia da parte dei creditori. Così almeno nelle intenzioni della revisione normativa del 2006 che avrebbe anche attribuito maggiori funzioni decisionali al comitato dei creditori e allo stesso curatore. Nella realtà il curatore continua a essere il motore della procedura, coi rischi del caso anche nel rapporto col Giudice delegato. La relazione di questa sera aveva anche per obiettivo l’illustrazione della nuova legge fallimentare, norma delegata da tempo al governo cui, invece, dopo il cambio politico, non pare venga dato corso entro il termine del 15 settembre. Sarebbe stato un ulteriore passo per gestire l'impresa in crisi se avesse ancora un valore, favorendo subentri. Va anche considerato, come emerso nel dibattito (interventi di Fantini, Minucci, Conti, Tredici, Spagli, Cobisi) che le leggi odierne non vengono certo sottoposte al controllo linguistico cui fecero riferimento i costituenti e pertanto il cammino per una disciplina organica sarà ancora lungo.