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Inaugurando una serie di incontri con le categorie economiche che il presidente Fantini ha voluto tra i punti più qualificanti del suo programma, i tre relatori hanno parlato a lungo della situazione del commercio e del turismo a Firenze, rispondendo ai numerosissimi e talvolta appassionati interventi dei soci (tra i quali Fioretto, Cesaro, Diana, Arioli, Rogantini Picco, Tonelli, Selleri).

Sullo sfondo la questione del centro storico e della sua vivibilità, tra ZTL, turismo incontrollato e cialtronerie varie.

Significativo il quadro statistico proposto da Marinoni: Dal 2008 al 2017, Firenze ha perduto 76 negozi in centro storico e 50 fuori dal centro (nel 2008 c’erano 5.092 negozi di cui 1.851 in centro e 3.241 fuori; nel 2017 4.966 negozi di cui 1.775 in centro e 3.191 fuori).

Sono diminuiti alimentari, abbigliamento, prodotti per la casa; aumentati invece telefonia e farmacie.

Nel turismo, dal 2008 al 2017 +25% di alberghi e pubblici esercizi (bar e ristoranti) che erano 1174 nel solo centro città nel 2008 divenendo 1459 nel 2017. Una tendenza chiarissima anche a livello nazionale.

In 10 anni, dal 2008 al 2017, il Paese ha perso 63mila negozi (-10,9%) ma acquisito 40mila bar, ristoranti e alberghi in più (un balzo del 13,1%).

Ma anche il turismo è cambiato. Non c’è solo l’arte o la passeggiata tra i monumenti ma anche una grande attenzione per gli outlet che hanno cambiato l’approccio dei turisti agli acquisti. E soprattutto sono aumentati i numeri, impressionanti, delle presenze con un corrispondente “consumo” del territorio e delle risorse umane dei cittadini, da Barcellona a Venezia.

Occorrerebbe educare i turisti ma l’affarismo di alcuni che si improvvisano imprenditori non aiuta. Un richiamo emerso chiaramente anche dal nostro dibattito e dall’incontro con gli operatori economici, alcuni dei quali esasperati (come le guide) da liberalizzazioni di nessuna qualità.