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La seconda serata dedicata alla storia del Club ha ripercorso le esperienze in campo internazionale che il Firenze Est ha realizzato nel corso degli anni. Ad un intervento introduttivo del past-president Luigi Cobisi, che pubblichiamo i ntegralmente di seguito, ha fatto seguito una serie di testimonianze coordinate da Marco Minucci.

Il prof. R. Cigliana ha ricordato – non senza emozione – la costruzione di una scuola in Madagascar realizzata nell’ambito di un piano d’azione triennale cui i suoi colleghi delle annate precedente e seguente (Minucci e Fossi) contribuirono in una collaborazione tra presidenti che ha pochi precedenti mentre sul posto il geologo dott. A. Pistolesi, allora nostro socio, guidava i lavori, tutti realizzati con manodopera e materiali acquistati in loco. Alla costruzione della scuola parteciparono anche i club contatto della Quadrangolare, rendendo ancor più internazionale l’iniziativa.

Ha quindi preso la parola G. Rogantini che proprio dell’atmosfera delle Quadrangolari ha sottolineato lo sviluppo di relazioni durature e la comprensione reciproca al di là di lingue ed esperienze diverse.

Infine Sandra Manetti (in sostituzione di Giuliano Sistini, all’ultimo trattenuto a casa da una fastidiosa influenza) ha mostrato con molte foto le caratteristiche dei congressi internazionali, occasioni in cui il Rotary diventa realmente multicolore in una positiva contaminazione tra proposte, persone e ideali.

 

L’azione internazionale
Testo dell’intervento del past-president Luigi Cobisi

La fotografia in bianco e nero ci riporta all’anno 1973 quando, a cinque anni dalla fondazione, abbiamo la prima testimonianza del contatto col club francese di Paris La Défense. Non abbiamo certezze circa le modalità della scelta di Parigi. Quel che è certo è che Parigi, nel 1968, era il centro del mondo. A Rue de Grénelle il ministro dell’istruzione Alain Peyrefitte veniva assediato dai manifestanti, Radio Europa 1 fu la prima a dare del tu agli ascoltatori ma soprattutto il generale De Gaulle riusciva ancora una volta – con un’abile fuga dalla capitale, volando in elicottero al di sotto della portata dei radar – a circondarsi della sua leggenda e a convincere i francesi a sostenerlo. Durerà poco, perché l’anno dopo sarà costretto a lasciare ma nel 1968 è ancora lui a fare la storia, non i facinorosi. Cinque anni dopo il suo successore, Georges Pompidou, è malato. Morirà di lì a poco, il 2 aprile 1974. Sta per aprirsi l’età giscardiana. L’aristocratico Valéry Giscard d’Estaing ha compiuto 92 anni lo scorso 2 febbraio, essendo nato a Coblenza, in Germania, nel 1926. Un presidente francese nato in Germania. C’è di che scrivere una storia ben più ampia di quella del nostro Club ma non così lontana. Ma lo vedremo dopo. Torniamo alla foto. Ad accogliere gli amici francesi nel 1973 c’è – al centro nella foto – l’avv. Giuseppe Contri, uomo chiave delle relazioni internazionali perché abituato, nella sua attività di avvocato ammesso a tutte le corti inglesi, a confrontarsi con realtà diverse ma non estranee. Era un momento magico per l’Europa: l’Inghilterra, superate le opposizioni golliste e guidata dal conservatore europeista Edward Heath, entrava nelle Comunità Europee, 1° gennaio 1973, primo allargamento della CEE dopo 16 anni dai Trattati di Roma. D’altra parte la ricerca di un contatto all’estero già ben presente nell’impegno rotariano per l’intesa mondiale, attivato decenni prima e, giova ricordarlo in questo mese di febbraio, dedicato dal Rotary Internazionale alla Pace e Prevenzione/Risoluzione dei conflitti, si tratta un impegno non banale, talvolta controverso, anzi uno dei motivi per cui il Rotary incontrò difficoltà nella sua diffusione nel nostro Paese. L’apertura internazionale fu vista dalla Chiesa cattolica – fin dagli anni venti con articolati studi de La Civiltà Cattolica – come un possibile legame ideologico con forze ad essa ostili; dubbi che solo l’altissimo magistero di Paolo VI avrebbe fugato, in particolare col discorso ai rotariani italiani del 30 marzo 1965. In tale occasione il Santo Padre disse che il Rotary, “nell’intento di associare uomini di diverse tendenze ideologiche e religiose, si astiene dall’imporre ai suoi Soci qualsiasi professione determinata di pensiero, o di fede. Cotesto aspetto del vostro programma, voi lo sapete, ha incontrato riserve da varie parti, ed anni fa anche dalla Chiesa cattolica; le riserve erano fondate sul timore che la mentalità, nascente dal vostro programma, subisse l’influsso di altre ideologie, ovvero si ponesse come norma sufficiente a guidare la coscienza dell’uomo. Ma fortunatamente voi qui dimostrate che la saggezza del Rotary, proprio perché aperta a varie correnti, conosce i suoi limiti; rispetta perciò il pensiero dei suoi soci, e non rifiuta che talvolta voci autorevoli portino anche nel suo seno le testimonianze della filosofia perenne e del messaggio cristiano”. Ed è intuitivo come questo rispetto sia ancora più importante nel rapporto con i rotariani di altri club, soprattutto se di club stranieri. Tre anni prima della fondazione del Firenze Est il programma sembra tracciato in un punto dirimente per tutta l’attività rotariana: guardare fuori dei confini con apertura a varie correnti, consci dei propri limiti ma sempre con speranza. Con queste basi nascevano le prime attività internazionali del Club cui si aggiungevano altri elementi. Oggi sembra a tutti ovvio che a Parigi ci si vada tranquillamente e senza ostacoli ma tra il 1968 e il 1973 c’erano ancora le frontiere, le monete diverse e il blocco valutario. Non c’erano né l’Erasmus né le compagnie low cost. C’era invece il Rotary. Un Rotary capace di una sua diplomazia volontaria, fatta di piccoli passi ma presente nell’incontro tra i popoli. E infatti al legame con Parigi si aggiunse subito quello con Bruxelles Ouest e – dalla fine degli anni settanta – con Wiesbaden Rheingau, in quella Germania tanto controversa e difficile nel panora europeo di quasi tutto il Novecento. Noi non eravamo nati in Germania come Giscard ma certo capimmo che i latini belgi, francesi ed italiani avevano in comune coi tedeschi molte cose. Ne citerò una: Carlo Magno.
Nasce così la Quadrangolare. Spesso entusiasti i nostri predecessori tentarono più volte, da una parte e dall’altra, di estendere ad altri club l’intesa dei quattro club. Si tentò con la Spagna, con l’Ungheria e con altri ma non fu possibile, segno che la nostra testimonianza doveva rimanere legata alle origini dell’Unione europea, rappresentando quattro dei sei Paesi fondatori. E’ un bene da preservare perché genera due importanti effetti. In primo luogo ricordare che fummo a vario titolo nemici. I nostri padri, i nostri stessi primi soci si affrontarono con le armi. Noi, loro immediati successori,
varcammo le frontiere per la prima volta in pace e i giovani di oggi come la cosa più naturale del mondo. La riunione Quadrangolare annuale – che quest’anno si svolgerà provvidenzialmente ancora una volta a Parigi – è dunque l’occasione per affermare un legame che ha effetti diretti sulla nostra vita; effetti lenti, talvolta scarsamente visibili ma presenti.
A onor del vero l’azione diplomatica e internazionale del Club non è mai stata da capire per alcuni dei nostri stessi soci. La Quadrangolare ha quindi i suoi amici e i suoi avversari, forse ancora oggi. Un tempo alcuni soci pensavano di far parte di un Rotary solo fiorentino, come fosse un circolo qualunque, privandosi così della dimensione internazionale. Sia chiaro che il Rotary non è un circolo qualunque e che la dimensione internazionale non è una serie di conviviali.
Per dimostrarlo, nel 1980, un nostro socio di allora, il dott. Paolo Asso, si recò a Parigi in bicicletta, accompagnato da un amico. Lo vediamo nella foto mentre si appresta a salire il Moncenisio, rappresentazione che non tutto è sempre facile nel Rotary ma il Quadrangolare, come diranno gli amici che mi seguono nella conversazione di stasera, è un incontro di pace e di amicizia cui si aggiungono altre possibilità di condivisione di progetti comuni. Uno è deciso ogni anno come service comune, generalmente nei campi sanitario o dell’alfabetizzazione. Da tre anni il Firenze Est ha avviato inoltre una collaborazione con il Paris La Défense per il RYLA Internazionale di novembre, al quale un nostro
giovane partecipa con crescente successo. Procedendo per strappi come in una salita in bicicletta, ci fu anche un tentativo di ampliamento verso altre parti del mondo. Già a partire dagli anni novanta il Club si orientò a un contatto col Giappone attraverso il Club di Kyoto Rakuhoku. Kyoto è città gemellata con Firenze e vi erano evidentemente già strade aperte. In diverse occasioni, fino al 2007, abbiamo avuto la possibilità di scambiarci visite nei rispettivi Paesi. Personalmente sono stato in Giappone due volte. Esperienze indimenticabili. Purtroppo la lontananza e il succedersi di personalità diverse hanno impedito un ulteriore sviluppo di questa relazione che tuttavia resta nei nostri annali con soddisfazione. Un filone invece che ha alimentato più di recente il nostro club è la partecipazione ai congressi internazionali. Da presidente ho avuto la gioia di rappresentare il Club a Lisbona nel 2013. Anche qui non facciamoci traviare dalla superficialità dell’incontro necessariamente rapido nei pochi giorni del congresso. Si tratta di seminare. Far superare ad altri e superare noi stessi linee di confine psicologiche che ci impediscono di tentare le nostre competenze linguistiche o di stringere la mano a una persona diversa. E infine ricordiamo anche quando il nostro club è intervenuto praticamente da solo in grandi progetti internazionali. E’ bastato un socio più curioso di altri e il Firenze Est ha dimostrato di avere la possibilità di darsi da fare anche lontano. Ricordo quando all’inizio del secolo presente il nostro indimenticabile presidente Prof. Carlo Vallecchi promosse un progetto di aiuto sanitario in Bolivia mentre è più recente – e coinvolto nel Quadrangolare di una decina di anni fa – il progetto della scuola in Madagascar. Anche qui si tratta di avviare un’intesa tra uomini di buona volontà che dovrebbe essere naturale ma che richiede la prova del fare qualcosa insieme per dimostrare la sua vera qualità. Gli amici Cigliana, Rogantini e Sistini approfondiranno ora alcuni aspetti dei temi anticipati da Minucci e storicizzati nel mio intervento. Vedrete che questi 50 anni, anche dal punto di vista internazionale, sono passati con realismo e concretezza. Grazie.