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A circa quattro mesi dalla notizia del possibile superamento della velocità della luce la Fisica Teorica si interroga sulle possibili conseguenze dell'esperimento effettuato fra Ginevra e il Gran Sasso. Il prof. Ciulli che ha vissuto da vicino gli esperimenti, ha parlato dei neutrini, del lavoro svolto al CERN di Ginevra. Il CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare) è sorto nel 1954 ed è il più grande laboratorio di fisica delle particelle. Della sua organizzazione fanno oggi parte una ventina di stati.

Localizzato alla periferia ovest di Ginevra, il laboratorio è dedicato allo studio della fisica delle alte energie. Al suo interno si accelerano particelle elementari sino a portarle ad energie altissime scontrandole tra loro e osservando i prodotti che risultano da questi scontri. Per far raggiungere alle particelle velocità alte si utilizzano a Ginevra sette acceleratori, il più grande dei quali è un anello di 27 km di circonferenza. Lo scopo di questi studi è avvicinare, in laboratorio, le condizioni che dovevano esserci nell'Universo nei suoi primi momenti di vita e quindi studiare le fasi iniziali dell'Universo.

Vitaliano Ciulli – normalista – è stato borsista al CERN di Ginevra e oggi ricercatore di ruolo all’Università di Firenze. Le sue ricerche si sono concentrate nell'ambito della Fisica delle Particelle Elementari realizzate al CERN e ha partecipato, con il gruppo di Firenze, alla costruzione del tracciatore di CMS, il più grande mai realizzato con tecnologia a microstrips di silicio. Dall'inizio dell'anno è divenuto responsabile del gruppo CMS di Firenze, formato da circa 15 studenti, dottorati e staff dell'Università e dell'Istituto nazionale di Fisica nucleare. Il prof. Ciulli insegna "Analisi Dati in Fisica Subnucleare" nel corso di Laurea in Fisica e Astrofisica dell'Università di Firenze, per il quale ha ricevuto il titolo di Professore Aggregato.

Serrato il dibattito che ha seguito l’intervento del prof. Ciulli. L'oratore ha descritto dapprima alcuni concetti elementari: descrizione dell'atomo, spiegazione di cosa si intende per particella elementare, descrizione dei rivelatori (strumenti per le rilevazione) di particelle elementari, descrizione del neutrino, anzi delle tre famiglie di neutrini che si trovano in natura e di come un tipo di neutrino possa "trasformarsi" in neutrino dell'altra famiglia. Ha poi descritto la misura recente della velocità dei neutrini, misura di velocità, come tempo impiegato a percorrere la distanza tra i laboratori di Ginevra dove i neutrini erano stati prodotti e i laboratori del Gran Sasso dove questi venivano rivelati. Questa velocità sarebbe risultata superiore a quella della luce (300000 km al secondo). Anche se la misura è semplicissima, nasconde grosse difficoltà per conoscere, ad esempio, con la necessaria precisione il momento in cui il neutrino raccolto al Gran Sasso è "partito" da Ginevra. Con una simpatica analogia l'oratore ha detto che si tratta un po' di sapere se il vincitore della maratona di New York in cui una gran folla parte tutta insieme si trovava alla partenza nelle prime o nelle ultime posizioni. Anche i neutrini infatti vengono emessi in fasci, non uno alla volta. E’ un punto critico della misura che ha bisogno di ulteriori conferme e verifiche. Apparenti inconsistenze nell'ammettere che i neutrini siano più veloci della luce si trovano anche in un dato astrofisico: le supernove. Si tratta di stelle che nelle fasi finali di vita emettono neutrini ed appaiono improvvisamente in cielo come stelle "nuove", nel senso che prima non si vedevano. E’ allora che emettono un flash di luce che le rende improvvisamente visibili. E tuttavia le supernove non sono rivelate prima dai neutrini e poi dalla luce, come dovrebbe essere nel caso i neutrini viaggiassero più velocemente di questa. Se davvero i neutrini viaggiassero più velocemente della luce, un postulato fondamentale della relatività di Einstein verrebbe a cadere con conseguenze "rivoluzionarie". Per ora, è necessaria molta cautela nell'accettare il risultato della misura.

Fin qui il relatore, quaranta minuti di attenzione cui sono seguiti altri 40 minuti di domande che peraltro non hanno esaurito tutte le richieste di intervenire e affollando il tavolo della presidenza dopo la fine della riunione.

Hanno preso la parola, con altri, gli amici Brandi, Tonelli, Villari, Luchinat, Zerauschek, Verità, Noci, Gheri. A conclusione il presidente Taddei Elmi ha osservato che “la fisica è la scienza per eccellenza perché forse più di ogni altra scienza è come un balcone sull'oltre, da dove si può intravedere il confine con la metafisica”.