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Presentata in Comune dall’assessore Franchi  dal presidente Focardi (RC Valdarno) e dalla nostra Sandra Manetti, l’iniziativa a favore della associazione UNICI ha trovato grande spazio nella stampa locale, in particolare su TV1 (canale 77, anche a Firenze) confermando la bontà della scelta di recarsi fuori Firenze con la compagnia Guelfi e Ghibellini, già vincitrice del nostro Teatrotary.

Ma il sabato valdarnese ha riservato altre soddisfazioni. La mostra Masaccio e Beato Angelico ha proposto nel palazzo comunale e nel complesso di S. M. delle Grazie una lettura della pittura del XV secolo assolutamente di prim’ordine. I rotariani sono stati guidati dalla dott.ssa Camilla Chiti, una giovane storica dell’arte cui dobbiamo la riscoperta di alcune opere fondamentali della nostra storia e la conoscenza della posizione di S. Giovanni nel progetto fiorentino di espansione verso sud durante il medioevo e  il primo rinascimento con la costruzione di città nuove lungo l’Arno.

La mostra rimane aperta fino al 15 gennaio 2023

L’esposizione, allestita in due sedi, al Museo delle Terre Nuove e al Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, presenta una selezione di opere che permettono di approfondire le novità che Masaccio e Angelico hanno offerto alla storia dell’arte, ponendole in relazione con altri artisti a loro prossimi e valorizzandone il legame con la città e con il territorio. Al Museo delle Terre Nuove è esposta una selezione di opere centrate sulla figura di Masaccio, legate all’iconografia della Madonna con Bambino. Sono due capolavori provenienti dalle Gallerie degli Uffizi: la cosiddetta Madonna Casini, una piccola tavola dipinta da Masaccio per l’ecclesiastico senese Antonio Casini che raffigura Maria con il piccolo in fasce al quale teneramente fa il solletico, e la Madonna dell’Umiltà di Masolino, che mostra Maria intenta ad allattare il piccolo Gesù, in base all’iconografia della Madonna del latte. A confronto troviamo l’opera del fratello di Masaccio, Giovanni di ser Giovanni, detto Lo Scheggia, oltre al rilievo in stucco policromo attribuito alla bottega di Lorenzo Ghiberti. A queste opere si accompagna un approfondimento sulle figure di Mariotto di Cristofano, cognato di Masaccio, e di Andrea di Giusto Manzini, suo collaboratore e al contempo sensibile al gusto dell’Angelico. All’Angelico è dedicata la sezione espositiva presso il Museo della Basilica, dove trovano posto meravigliose opere dell’artista, di proprietà pubblica e privata, con un’attenzione speciale al tema dell’Annunciazione.

Qui troviamo l’Annunciazione del Beato Angelico, capolavoro del museo, messa a confronto con il Tabernacolo di San Marco, un reliquiario proveniente da Santa Maria Novella e commissionato al pittore dal domenicano e sacrista Giovanni Masi, in prestito dal Museo di San Marco di Firenze. Con queste opere l’artista rivela ormai la piena adesione alle novità rinascimentali, raffigurando il mistero dell’incarnazione attraverso figure, indumenti e gesti fisici e reali. Del tutto umano l’incrocio di sguardi tra il messo divino e Maria, colta nel momento più terreno di accogliere nel suo grembo l’annuncio dell’angelo, proteggendolo maternamente con le sue mani.

E’ stata poi la volta dell’Acqua Cheta ma dobbiamo prima di tutto un ringraziamento al nostro Tommaso Bellucci che, pur privo della storica compresenza del Mago Kevin, ha animato gli intervalli cogliendo anche l’occasione per fare gli auguri alla nostra Sara Ermini che ha festeggiato lo stesso giorno il compleanno .

La commedia ha riscosso un buon successo, rinnovando la familiarità del pubblico con un’opera fondamentale del teatro dialettale italiano che a 114 anni dalla prima rappresentazione continua ad avvincere il pubblico. Grande attenzione anche a i costumi e alle attività dell’epoca mentre l’universalità del tema (i prospettati matrimoni delle figlie della famiglia protagonista) è stata svolta con linguaggio fresco e accento giusto dagli attori.