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Fosco Maraini (1912-2004), padre della scrittrice Dacia, fu un personaggio poliedrico della cultura italiana del Novecento. Di famiglia ticinese trapiantata in Italia, traversò l’Asia più volte finché si stabilì con la famiglia in Giappone, dove rimase bloccato dalla II Guerra Mondiale e – dopo l’8 settembre – prigioniero, con i suoi.

Insieme con i suoi resoconti realizzò una sterminata documentazione fotografica. Del suo complesso rapporto con il viaggio e la letteratura che in ogni tempo il cammino dell’uomo sulla Terra esprime, ha parlato il dott. Bossi, uno dei massimi studiosi di questa affascinante materia, di cui ha approfondito, dal Grand Tour del Settecento, in parte all’origine della presenza di Giovampietro Vieusseux a Firenze, fino ai giorni nostri i numerosi aspe tti, storici,  documentali ed umani. Di particolare significato per le ricerche oggi condotte a Firenze, è la Biblioteca orientale di Fosco Maraini, lasciata al Gabinetto Vieusseux dopo la morte dell’artista, comprende 9000 volumi, riguardanti Giappone, Tibet, Asia Centrale, Cina, India e Corea, e sei riviste dedicate agli studi sull’Asia Orientale, in serie completa sin dalla loro apparizione. Quando, nell'aprile del 1937, Maraini partì per il Tibet al seguito del notissimo orientalista professor Giuseppe Tucci, egli aveva in mente la costituzione di una biblioteca orientalistica per la città di

Firenze. Le vicende della biblioteca si intrecciano con quelle personali di Maraini che raccontava allo stesso dott. Bossi quanto accadde la mattina dell’8 (o meglio del 9) settembre 1943 quando si trovò “la casa piena di poliziotti giapponesi, dalla faccia piuttosto buia... Cos’era successo? «Mes chers amis» cominciò il capo della sezione stranieri, che era valente francofono... «l'Italia s’è divisa in due... Da una parte sta il re. Dall’altra Mussolini... E voi chi volete seguire?»... Era una situazione molto penosa, però non c’era scampo nella scelta. «Voi giapponesi cosa fareste in un caso del genere? - chiedemmo all'uffiziale - Stareste con l’imperatore o col primo ministro?» «Ovviamente con l’imperatore!» fu l'immediata risposta. «Ebbene anche noi vi imitiamo, stiamo col re» «Nel qual caso ci dispiace molto - fece il commissario alzandosi - mais vous devenez ennemis... e dovrete soffrirne le conseguenze. Preparatevi per l'internamento». In quel momento maraini aveva raccolto già un migliaio di volumi, oltre a molto materiale etnografico che chiuse in una cinquantina di cassette da brace (come usavano allora in Giappone) sperando “che qualche miracolo le salvasse. E il miracolo avvenne! Nel frangente ci venne in aiuto il vicedirettore dell'Istituto Francese di Cultura di Kyoto, l'amico Jean- Pierre Hauchecorne il quale si portò via le cassette e le nascose nelle ampie cantine dell’istituto stesso.” Solo tre anni dopo Maraini poté ricongiungersi ai suoi libri e riportare la documentazione a Firenze, dove la parte etnografica finì al Museo d’Antropologia al Palazzo Nonfinito mentre gli ottomila volumi cui giunse la biblioteca alla morte del suo costruttore sono oggi al Vieusseux insieme con migliaia di fotografie. Un patrimonio unico legato per sempre alla nostra città.